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Veneti e rugby PDF Stampa E-mail

martedì, 1 maggio 2012

 

Capita di trovarsi a cena a casa di una cara amica. In ottima compagnia. Racconti. Di rugby. Di corse in auto. Di valigie lasciate sole in stazione. Al centro della sala d’attesa. Aspettando ci si ricordi di ripassare prima o poi a ritirarle.

Di telefonate alle tre del mattino. Di botte da orbi e fragole a colazione. Dopo una notte senza chiudere occhio. Dopo partite memorabili. Di quando passavi la palla all’indietro e sicuramente, a riceverla, ci trovavi un amico.

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Quando gioca la Nazionale PDF Stampa E-mail

sabato, 17 marzo 2012

 

Gente. Tanta. Una marea. Di gambe e cappellini. Di sciarpe e sorrisi. Di ragazzini a cavallo sulle spalle. Di famiglie e bandiere. Traffico. Di auto e bancarelle. Di panini e di birre. Di strette di mano e di abbracci. Di chi si rivede solo in queste occasioni. Di appuntamenti alla prossima. Di vecchi racconti di vecchie partite. Di campionati passati e di favolose abbuffate. Di intere famiglie. Di parenti e rugbisti.

Un fiume. Che si getta in un mare azzurro. E si riversa in un catino. Le cui pareti grigio-calcestruzzo, un attimo prima del fischio d’inizio, si colorano di azzurro.

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E la vita l’è bela, l’è bela … comunque! PDF Stampa E-mail

martedì, 17 gennaio 2012

 

Ma sì! Dai! Tirati sù! Lo so, non sono tempi facili. Per nessuno! Lo so, questa non è proprio la vita che speravi.
Però … pensa a quando stai tra quei ragazzini, allora sì! Ecco un sorriso. E pure un altro.
E  la domenica mattina al campo diventa uno dei momenti più belli. Di questa vita. Uno dei migliori. Uno di quelli che compensa le giornate tutte uguali. Le stesse, medesime  cose dei soliti giorni.
In fondo, poi, basta poco: un pezzetto di campo, possibilmente in erba, se no fa lo stesso, dei conetti, una palla, rigorosamente ovale, già, a forma di limone, un gruppetto di ragazzini e la voglia di giocare che prende loro e tutti quelli che stanno attorno.

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Io, il numero otto e la neve PDF Stampa E-mail

domenica, 5 febbraio 2012

 

Siamo rimasti seduti ad aspettare. Guardando il cielo da dietro il vetro. Seduti. Entrambi.
Io. E il numero otto. Il capellone terza centro.
Avevano detto che nevicava. Annullate tutte le gare in programma. Allora sarà vero. Allora nevicherà davvero. Come tredici anni fa. Proprio quando è nato lui.
Perchè, che nevichi qui da noi, è difficile. Proprio difficile.
Così, sin dal mattino, con la punta del naso verso sù, siamo rimasti ad osservare le evoluzioni delle nuvole.
Io. E il numero otto. Quello più piccolo dei due. Entrambi capelloni. Ma l’altro, intendo il grande, è il mediano. Capelli ricci e biondi. Faccia d’artista. Così. Come un mediano che si rispetti.

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Perché mi piace il rugby! PDF Stampa E-mail

domenica, 01 gennaio 2012

 

Se dovessero chiedermi: perché ti piace così tanto il rugby? Risponderei così:

Perché piace ai miei figli che sono due ma fanno un casino per casa che sembrano quindici.

Perché mia moglie ha tre fratelli e nel conoscere lei, ho conosciuto anche loro e a rugby già ci giocavano.

Perché a questo punto, il rugby, è una questione di famiglia. Perciò, qualunque sia il campo, mi sento sempre di casa.

Perchè ne condivido i valori, i principi fondamentali. Quelli che provi a mettere in pratica nella vita di tutti i giorni. Almeno ci provi.

Perché mi piace il rapporto che si crea con l’avversario. Più che durante, diciamo, dopo la partita. E quello con l’arbitro. Prima, durante e dopo. Quando scambi due parole mentre lui si libera dal ruolo e dalla solitudine.

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